Obbligati a credere.

 

Correva l’anno trecentottanta quando l’imperatore  romano Teodosio, detto il Grande,  proclamò il Cristianesimo religione  di  Stato,  unica e obbligatoria in tutto il territorio  dell’ impero, ogni altro credo divenne illegale e la situazione si fece rovente. Ogni pagano refrattario alla nuova religione doveva essere ucciso e ogni luogo di culto delle divinità pagane distrutto.

Per ottemperare a questa nuova direttiva imperiale  il vescovo  Cirillo della chiesa di Alessandria, oggi santo,  ricorre all’ aiuto dei  monaci  anacoreti, solitari  uomini violenti e analfabeti, non lo dico io, lo racconta Enzo Bianchi, il priore di Bose, autore di una lucida analisi sullo stretto rapporto tra violenza e religione. (Enzo Bianchi - Le religioni: strumento di violenza o di pace? You tube)

Scendono i monaci  dalle colline della Nitra  al limite del deserto egiziano armati di bastoni e di una cieca violenza, massacrano i pagani, distruggono  e incendiano ogni tempio sul loro cammino fino ad arrivare alla grande biblioteca di Alessandria, dove fanno scempio del sapere più antico del mondo  custodito in preziosi rotoli. Uccidono Ipazia, la grande filosofa, il suo giovane corpo nudo è lacerato e sacrificato  sull’altare della chiesa.

 Fino a quel momento le tante divinità pagane consentivano una pluralità di intenti e di devozioni, tanto che anche gli stessi sacerdoti passavano con disinvoltura da un rito all’altro, da un tempio all’altro. Ognuno con grande libertà trovava il suo cerimoniale, la sua formula di preghiera, impensabile uccidere per l’affermazione di un dio, tantomeno per la sua supremazia. La fede?  Un criterio sconosciuto ai più e considerato dai filosofi il punto più basso della conoscenza.    

Divinità maschili e femminili rappresentavano le tante sfumature del vivere umano cancellate in un attimo dalla forza di un decreto quello di Tessalonica che impone un’unica arbitraria e autoritaria visione del mondo. L’inizio della fine.

E ora? Nulla è cambiato, il Potere si serve della religione, “le autorità sono stabilite e ordinate da dio”, scrive Paolo di Tarso, il vero fondatore del cristianesimo che aggiunge : - chi si ribella all’autorità si contrappone ad un ordine stabilito da dio. -   Parole magiche per chi aspira all’egemonia. Noi cristiani occidentalizzati le abbiamo rigettate, altri popoli sottomessi ne sono ancora immersi e stentano a separare la religione dallo stato.   

Distruggere in nome di dio diventa una pratica consolidata. Cristiani e musulmani si sono combattuti nei secoli per l’affermazione di un primato religioso, al loro interno altre battaglie sanguinarie hanno visto fazioni divise, cattolici e protestanti, sunniti e sciiti. L’eco delle cruente guerre fratricide ancora si sente e le due religioni sono più simili di quanto ci vogliono far credere.  

Uccidere in nome di dio è una bestemmia,  dice il Papa, purtroppo le tre religioni monoteiste hanno in comune oltre ai libri una storia criminale, poco esaminata nel dettaglio che ancora continua. Ogni religione pretende di essere l’unica, assoluta ma il primo chiarimento dovrebbe essere esercitato tra loro.

Violenza culturale, fisica  e patriarcale si intrecciano indissolubilmente e per quanto ci si affanni a dimostrare che no non è vero,  l’evidenza è nei fatti. Negare non aiuta. Accusare un’unica religione, la più giovane,  non è corretto. Tutto è correlato e la responsabilità è di tutte e tre.

Che fare? Innanzitutto è doveroso studiare, l’ignoranza non serve.

Annamaria Beretta

P.S.: UZURI è in vendita presso la libreria Tarantola in Brescia. A presto.