Gerusalemme, capitale d'Israele o della Palestina?

L’unico in grado di dire la sua, con coerenza, in questa vicenda che scuote il mondo, potrebbe essere l’imperatore Adriano, che  nell’anno centotrenta ricostruisce, immagino con quale superba  bellezza, la Gerusalemme pagana, rispettando la sua vera essenza, quella più antica e che sbaraglia ogni rivendicazione postuma,  comprese quelle di Trump e di Erdogan.  

Eh sì, perché fermarsi  soltanto a  tremila anni di storia e non fare  un salto ancora più indietro?

Israele era un tempo  la terra di Canaan, conquistata dagli israeliti.   Il vecchio testamento, che è un libro di guerra e di storia affascinante e dura,  racconta con dovizia di particolari   ciò che è avvenuto al seguito del condottiero Mosè,  che  a sua volta obbedisce agli ordini militari impartiti  dall’elohim Yahweh. Chi legge comprende molto bene i fatti poiché la lettura è facile. Non servono interpreti   e neppure deleghe.  L’intera storia religiosa è la chiave d’accesso  per comprendere i fatti di oggi: economici,  politici e sociali.  

Nella terra di Canaan, prima dell’arrivo violento degli israeliti,  si veneravano molti dei e,  nella città di Gerusalemme,  la gente raccontava, come antica tradizione orale,   di aver assistito all’apparizione del dio Shalem sul monte Sion. Il dio Shalem è un dio di origine siriana, capo di tutte le divinità al pari di Giove.  

Per  duecento anni, dal centotrenta al trecentotrenta,  Gerusalemme con il nome di Elia Capitolina, rivive la sua vera, originale,  ricca,  complessa e pacifica  natura pagana. Nessun pagano ha mai mosso guerra per questo o quel dio, anzi ha sempre accolto con amore e curiosità ogni nuova divinità, rigettando come barbara ogni forma di fanatismo religioso.

L’imperatore romano  Publio Elio Traiano Adriano decide di ricostruire la città di  Gerusalemme distrutta nel settanta dalle legioni di Vespasiano e Tito, le cambia il nome,  erige i templi, di Giove,  di Venere, costruisce un luogo dedicato ad Asclepio, dove sono stati  ritrovati ex voto per le guarigioni. Completa la sua edificazione con  decumano, foro, teatro e archi di trionfo.  Non manca nulla. Adriano è imperatore raffinato e colto.

Ma Costantino il grande, dopo il concilio di Nicea del trecentoventicinque, dove si  definisce il cristianesimo culto dell’impero,   distruggerà tutto,  ricostruendo poi,  secondo il suo  discutibile gusto estetico e un punto di vista univoco. I templi pagani sono demoliti, con le  loro macerie   nascono le chiese cristiane  e agli ebrei non rimane che un muro per piangere.

Il suo mentore Eusebio di Cesarea  così scrive a proposito degli edifici pagani eretti dagli architetti greci e romani di Adriano: “ Quindi, come se non bastasse ancora, avevano eretto sulla terra un sepolcreto veramente fatale per le anime edificando un recesso tenebroso a una divinità lasciva, Afrodite, e poi offrendovi libagioni abominevoli su altari impuri e maledetti. Perché solo così, e non altrimenti, pensavano che avrebbero attuato il loro progetto, nascondendo cioè la grotta salvifica con simili esecrabili sporcizie.”

Ma il nome Shalem  dell’antico dio pagano, padre di Ashtar, divinità femminile è all’origine della parola Shalom che significa pace.  Ed è da questa parola che occorre ripartire.

Buon Natale.

Annamaria Beretta

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