Buon anno 2018.

Raffigurata, spesso sulle monete antiche romane,  come  una cicogna o una figura femminile offerente incenso su un altare o con un bimbo al seno, la Pietas era la divinità romana preposta al compimento del dovere di ognuno,  nei confronti dello Stato, della altre divinità e della famiglia.

Con la Pietas i romani richiamavano la Virtus,  una qualità dove il proprio agire, non era al servizio di mire personali ma bensì  di tutta la comunità.

Cicerone si esprime a tal proposito affermando:

“La virtù è la condizione di coerenza dell'anima che rende degni di lode coloro che la posseggono, ed è di per sé degna di lode indipendentemente dalla sua utilità, da essa derivano le intenzioni, i pensieri, le azioni oneste, e, insomma, la retta ragione”.

Sul mondo arcaico di questo tempo antico soffiava la bellezza del pensiero greco, ogni concetto elevato è stato espresso dai filosofi greci, ogni possibile variante  della democrazia, come governo di popolo,  è stata pensata da loro.

La cultura era ricca, variegata, declinata in mille ipotesi diverse.  I popoli del Mediterraneo, sapevano leggere e scrivere, amavano discutere, imparare e capire. Amavano la vita e la grazia che ne deriva. Uomini e donne non erano a quel tempo nemici. La sessualità era naturale e  gioiosa, gli affreschi di Pompei lo dimostrano.

Poi come un vento gelido e improvviso è arrivata la cultura giudaica, teocratica e misogina e lo scenario è cambiato di colpo, la bellezza ha ceduto il passo alla violenza,  declinata in ogni forma possibile, la scienza, la filosofia, la poesia, la letteratura, l’astronomia,  sono state calpestate da un dio straniero che amava solo la guerra.

La paura ha preso il sopravvento e l’umanità ha chinato il capo di fronte alla prepotenza, diventata regola.

La distruzione come un uragano si è abbattuta sui templi, sui giochi olimpici, sulle terme, sui teatri, sui luoghi di lettura, persino sui boschi.  Si spegne il fuoco di Vesta, acceso fin dal tempo di Romolo e Remo, l’oracolo di Delphi non ha più alcun  diritto di parola, nella città di Olimpia non risuonano più le giovani voci degli sportivi, i libri ardono nei roghi, lavarsi diventa proibito, andare a teatro una colpa grave, un’offesa a quel dio che ci è stato imposto con un editto imperiale,  in Natura vengono abbattuti gli alberi millenari, offrono, secondo la nuova religione, ospitalità al diavolo e alle streghe.  Le donne sono guardate con sospetto, la loro femminilità è impudica e merita sempre richiami nonché norme pensate solo per loro. Ovviamente sono obbligate al silenzio e… persino derubate dall’idea della nascita che nella sua rappresentazione passa tristemente  agli uomini. Ed è inguardabile per più ragioni.  

Lo stile di vita di milioni di persone è stigmatizzato in una parola sconosciuta: peccato, che come una marea nera investe l’Europa da cima a fondo. La gente non sa più leggere, non sa scrivere, ha il timore del libero pensiero,  avendo  perso il contatto  con le proprie radici, è obbligata a guardare al di là della vita, nel luogo mortale, presidiato da chi, si è inventato tutto e esige denaro per consentirne un posto, secondo loro, degno.

Potrei continuare ma mi fermo,  con l’augurio che le radici greco romane possano affiorare dentro il cuore di ognuno, perché è  da quel mondo affascinante, colto  e ricco di idee che tutti noi proveniamo.  

Annamaria Beretta

P.S.: ciò che ho scritto è un sunto del mio prossimo libro, chiarisco a me stessa, prima di tutto, come ha fatto una religione, partendo dalla Giudea ad arrivare fino a Roma. Inizio dall’anno zero, con la crocifissione, no, lo ripeto Gesù non è morto sulla croce, e terminerò con la distruzione del tempio di Gerusalemme da parte delle legioni di Vespasiano e suo figlio Tito. Giuseppe Flavio con il suo prezioso scritto “antichità giudaiche”  mi aiuta.