Non guardare al dito che punta la luna ma... la luna.

Il metodo seguito nell’Accademia di Atene, al tempo di Platone,  era basato sulla discussione: il maestro poneva un problema e gli allievi erano chiamati  a proporre delle soluzioni, che poi erano sottoposte ad esame e a tentativi di confutazione, con l’obiettivo di individuare la tesi più attendibile e convincente. Si dialogava, si rifletteva, si elaborava una sintesi  in grande libertà. Il pensiero in quelle stanze antiche volava alto, dispiegava le ali in tutti i voli pindarici che gli erano volutamente concessi. Nessuna ortodossia ma libertà.

Antica di dieci secoli, fondata dallo stesso  Platone,   la  prestigiosa scuola di Atene chiude i  battenti per un ordine imperiale, il suo contenuto  è pagano e produce il pericoloso pensiero libero ed eretico così difforme  dal silenzio, dall’obbedienza, dal dogma, dalla paura. Le strane idee della nuova religione devono essere imposte con la violenza.  Non c’è altro modo.

Una dopo l’altra chiudono tutte le scuole filosofiche del mondo antico.

Solo i seguaci della nuova religione godono di diritti civili e amministrativi,   tutti gli altri “stolti eretici” e dediti al “ culto del demonio” devono essere puniti,  prima di tutto dal castigo divino, poi dall’autorità imperiale che riceve il mandato alla tortura e alla morte direttamente dal Giudice celeste.

Così è scritto nel Cunctos populos ovvero l’editto di Tessalonica, emanato nel 380 d.C. dall’imperatore Teodosio, passato alla storia  con il titolo di Grande.

Si calcolano milioni di morti in tutto l’impero, ma nessuno ne parla, si preferisce dedicare attenzione a Nerone o a Diocleziano, le cui persecuzioni ai cristiani in confronto a quello che succede da Teodosio in poi sono un’inezia. Per la prima volta una verità dottrinale, il cristianesimo,  viene imposta come legge dello Stato e, di conseguenza, la dissidenza religiosa si trasforma giuridicamente in crimen publicum: ora gli eretici, i pagani e gli ebrei, sono perseguitati come pericolo pubblico e considerati nemici dello Stato.

Cade il Serapeum di Alessandria ad opera del vescovo Teofilo. Crisostomo vescovo di Costantinopoli ordina una spedizione di fanatici incaricati di  distruggere i templi pagani di Antiochia e di Efeso,   mentre il vescovo Porfirio  di Gaza fa radere al suolo il famoso tempio di Marnas.

La gigantesca statua di Giove,  capolavoro  di Fidia a Olimpia, viene fatta a pezzi.

A Philae in Egitto, i sacerdoti pagani dediti da millenni al culto di Iside supplicano gli invasati rappresentanti della nuova religione di non distruggere:

-          Vi diamo le chiavi del tempio ma, in nome di Iside, non abbattetelo.

E’ rimasto, con le croci incise sui geroglifici, derubato dalle statue della dea,   ricche di riferimenti egizi, come la luna e il serpente o il bimbo Horus intento a succhiare latte  dal suo seno, spacciate come effigi della vergine Maria. Non contenti, gli invasati,  hanno fatto  un copia e incolla, che ancora dura nei tempi di oggi, delle invocazioni a Iside, dicendo: - le abbiamo scritte per  Maria madre di dio. -

 La dea della ragione osserva, seduta in un punto nel cerchio dell’infinito  tempo Kairos, attende con pazienza: la verità non è nascosta,  bisogna solo diventarne coscienti.

Annamaria Beretta

P.S.: La storia continua. Gesù? Non c’entra. Anzi se solo sapesse…