L'uomo di Vitruvio. Un simbolo.

 Marco Vitruvio Pollone è un architetto e scrittore romano attivo  nella seconda metà del primo secolo a. C., la sua opera più importante in dieci libri è il “De architettura”, una copia, purtroppo   mancante dei  disegni originali,  è arrivata fino a noi, proveniente dalle isole inglesi.

 Secondo Vitruvio, l’architettura è imitazione della Natura, per cui l’edificio deve inserirsi  con armonia  nell’ambiente, deve avere i requisiti di solidità, funzionalità e bellezza.  

Il luogo dove si va a costruire una città  non è uno spazio tecnico, economico o geometrico ma è soprattutto  un punto di relazione tra la Terra e il Cielo. Tutti i sensi sono coinvolti e tutto dev’essere preso in considerazione.  

Suo è il progetto dell’uomo di Vitruvio,  poi ripreso da Leonardo nel suo famoso disegno,  che raffigura  un uomo nudo in movimento,  dallo sguardo diretto,  inserito in un quadrato e a sua volta dentro un cerchio. Quadrato perché quattro sono gli elementi della Natura: acqua, terra, aria, fuoco e “senza l’energia che proviene da loro,  nulla può crescere e vivere” . L’acqua in particolare è necessaria e,  dice Vitruvio,  è gratuita. Il suo ottavo libro è dedicato alla idrologia e alla idraulica, dove spiega come ricercare la migliore acqua possibile e la tecnica degli acquedotti.  

L’architetto, stando a Vitruvio,  dev’essere uomo di lettere, ottimo disegnatore per presentare le sue opere con artistici disegni, deve conoscere la matematica, ma anche la medicina per scegliere luoghi salubri, astronomo per orientare  gli edifici secondo le stelle e deve disporre di un buon orecchio musicale ma soprattutto deve essere ineccepibile nella moralità, quindi  onesto e sincero.

Ci sono voluti sedici secoli perché l’opera di Marco Vitruvio Pollone potesse riemergere da quell’apocalisse distruttiva che ha preso il via dal concilio di Nicea, si è perfezionata con l’editto di Tessalonica dell’imperatore Teodosio, lasciando i popoli del Mediterraneo in balìa dell’ignoranza più assoluta, con la regressione di tutte le scienze.

Tutta la bellezza, la varietà, il pensiero raffinato e colto  del mondo pagano sono  stati distrutti, sepolti da un’ondata di violenza che non ha eguali nella storia e ancora oggi ne paghiamo le conseguenze, abbiamo perso più di mille anni nella ricerca della conoscenza.

Per concludere, suggerirei a chi vuole,  di mettere in relazione  due immagini, l’uomo vitruviano,  e la crocifissione, che è il simbolo scelto dalla religione per propagare il suo credo. Nell’uomo vitruviano c’è il rapporto schietto  con la Natura, l’uomo è parte del cosmo,  la vita è in movimento  e si esprime nel cerchio, quindi infinita, nella seconda immagine, vi è  la negazione della vita, la sofferenza e la morte.

Se i signori della religione avessero voluto,   avrebbero potuto scegliere un’altra immagine, ma questa è in grado di generare paura, sconforto,  immobilismo e senso di colpa.

Annamaria Beretta

P.S.: Abbiamo una conoscenza stereotipata sugli antichi romani, per fortuna altrove dedicano  a loro seri  e affascinanti studi.