E così ci hanno confezionato la divinità femminile a loro immagine e somiglianza.

E così ci hanno confezionato la divinità femminile a loro immagine e somiglianza.

Glorificate nell’assenza della parola,    confinate nell’angolo buio della storia con l’utilizzo della  violenza che altro non è, se non  la paura dei deboli.

Costrette ad emergere secondo un modello che non è più il nostro da secoli  o meglio  da millenni ma è l’unico che ci pare possibile, da quando siamo state strappate alle nostre naturali, antiche  radici, fertili e generative, obbligate alla sottomissione e al silenzio, celebrate  nella verginità, che è sterile assenza di vita.

Era il quinto secolo quando si tenne il primo concilio a Efeso, ricca e colta  città dell’Asia Minore, sfiancata da lotte religiose tremende, distrutta nel cuore e non solo,  con la devastazione del grandioso tempio eretto da tempo immemore alla dea Artemide, settima meraviglia del mondo antico, ordinata dal vescovo di Costantinopoli, Giovanni Crisostomo,  nell’anno 392,   al grido:  “gli idolatri pagani devono morire e i loro templi devono essere distrutti”.  Trentamila seguaci della dea furono crocifissi perché restii alla conversione.

Dopo la cruenta e vittoriosa  persecuzione  dei pagani,   i vescovi si riuniscono  nell’anno 431 a Efeso,  devono sostituire la dea Artemide con   la nuova divinità femminile, hanno tribolato non poco ad identificarla, nei vangeli di donne adatte non c’è quasi traccia e l’accordo tarda a venire. Si lavora con immaginazione e fantasia, a colpi di forbici e copia e incolla, d’altra parte di una dea femminile se ne avverte l’urgenza, il popolo non può accettare facilmente l’idea   del padre, del figlio e dello spirito santo. - Ma come? - Si chiede – come possono tre figure maschili generare il tutto? – Ma la nuova religione può tutto,  con l’imposizione violenta  dissipa ogni dubbio.  Per l’immagine nessun problema, la dea egiziana Iside con il piccolo Horus tra le braccia è perfetta. Tutto il resto arriva di conseguenza.    Theotokos? Ovvero madre di dio, no, non si può. Lei è umana non può diventare la madre della trinità, la discussione continua feroce  a colpi di scomunica tra i vescovi  Nestorio e Cirillo e gli inviati del Papa,  ma… ancora una volta come già successe a Nicea nel 325 con Costantino,  è l’autorità imperiale romana, prona alla nuova religione,  a presiedere l’assemblea e a  imporre la sua soluzione d’autorità.

Maria è la Theotokos, madre di dio e non si discute. Parola dell’ imperatore romano Teodosio II.

Solo nel diciannovesimo secolo Maria diventa tutto ciò che ci hanno inculcato, e lei che dice?

Nulla è per questo che è tanto amata. Zitta e  vergine, prima, durante e dopo il parto, tutto dettagliatamente argomentato e certificato,  da un’ostetrica? No! Dai signori della nuova religione, maschi e celibi.  

Maggio nel mondo greco e romano era il mese della fertilità interamente dedicato alle molteplici e loquaci  divinità femminili, sepolte  dalla cultura misogina giudaica.

Da venerdì 18 maggio fino al 20 maggio sarò nel cuore di Bornato, a Franciacorta in fiore con i miei acquarelli. Sabato 19 maggio nel cortile della Rocca alle ore 15 parlerò di Masaru Emoto, lo scienziato dell’acqua.

Gli orari: venerdì dalle 12 alle 19.

Sabato e domenica dalle 9.30 alle 19.

Vi aspetto.

Annamaria Beretta