Cosa sappiamo della religione?

Cosa sappiamo della religione?

Sappiamo poco o nulla della religione in cui siamo nati e cresciuti. Dati storici sull’esistenza di Gesù non ce ne sono, nonostante il falsario, così è universalmente conosciuto Eusebio vescovo di Cesarea, abbia addirittura fabbricato  uno scambio epistolare tra Gesù Cristo, che non è il cognome ma un aggettivo,  e Seneca, il filosofo precettore di Nerone. Se Gesù, Jeshua per correttezza,  ebreo di nascita avesse voluto portare la religione a Roma non avrebbe fatto altro che prendere una nave, che quotidianamente, tranne nella brutta stagione, faceva la spola tra la Giudea e Brindisi e venire a predicare ai gentili, come erano chiamati al tempo, gli incirconcisi  pagani.  Nessuno gliel’avrebbe impedito. Anzi. Ogni culto a Roma era lecito, purché esercitato nel rispetto delle regole civili.   

Così non è andata. Ci ha pensato Paolo di Tarso, un personaggio abilmente sfumato, tanto da rendere incerta la sua appartenenza alla famiglia degli erodiani, ed è per questa ragione che possiede la cittadinanza romana. Il suo quartiere generale è ad Antiochia, città di frontiera, sede del legato romano, situata  al confine con il regno dei Parti e degli Achemenidi. Ad Antiochia confluisce la via della seta, dove transitano mercanti con il loro prezioso carico e  nuovi credi religiosi.  Arrivano dall’Oriente i culti misterici e salvifici ai quali Paolo s’ispira, uno fra questi è il mitraismo con il dio Mithra  che muore e risorge dopo tre giorni  e ha degli apostoli che lo seguono, oppure Tammuz o Dioniso.

Paolo conosce bene queste storie le sente pronunciare ogni giorno e dopo essere stato colpito da? Non si sa, si potrebbe pensare ad un fulmine come quelli che il dio Giove lancia come strali, cambia totalmente la sua versione e il suo atteggiamento, da cacciatore dei seguaci di Gesù, per ordine del sommo sacerdote si trasforma in superapostolo. Sono le sue parole. Inizia una forte diatriba con Pietro. La chiesa in seguito  li ha sempre uniti, per una ragione precisa,  doveva sostituire con una coppia i Dioscuri, Castore e Polluce, Romolo e Remo così si è inventata l’unione di Pietro con Paolo, cane e gatto. Sicuramente Pietro non ha mai messo piede a Roma, che ci veniva a fare uno che a malapena sapeva parlare l’aramaico? Mentre l’infaticabile Paolo, nonostante la sua spina nella carne, come lui la chiama, e mi sono fatta un’idea di ciò che potrebbe essere,  viaggia in lungo e in largo, chiede soldi per la nuova chiesa e diffonde il suo nuovo credo, schiacciando la dignità dei popoli colti del Mediterraneo sotto il peso della colpa e del peccato.

E ancora non ci siamo liberati.

Mi ha fatto bene scrivere Immanuel,  non ho la verità ma come me  non ce l’ha nessuno.  Si possono fare solo ipotesi e per formularle correttamente occorre studiare, credere non serve, è ignoranza pura come sostenevano gli antichi filosofi greci romani.

Annamaria Beretta

P.S.: Immanuel è quasi pronto e del mio paziente  lavoro di ricerca sono orgogliosa.

Continuano i miei incontri sulla terrazza nel pomeriggio  di venerdì, solo se non piove.