La genesi di un libro. Immanuel.

Un romanzo è una creatura preziosa, chi legge scorre parole, entra in trame più o meno complesse, in storie vicine o lontane, intriganti o noiose e  chi scrive vive una vita in simbiosi con i personaggi narrati, sullo sfondo di scenografie sottratte allo scorrere del tempo.

Richiede impegno l’atto della scrittura, è un  gesto creativo di grande potenza, è il pensiero che prende la forma espressiva e si impossessa di pagine bianche, rendendole vive, appassionate, talmente forti da resistere al tempo o così  fragili e scialbe da finire  inghiottite in un limbo della dimenticanza.

Se un libro emoziona  e risuona  lo si intuisce fin dalle primissime righe.

Immanuel  inizia così:

“  Non ha un nome lieve e neppure un aspetto allegro la collina che si trova appena fuori le mura della città vecchia di Gerusalemme, spoglia e tonda molto più simile nella forma alla calotta di un cranio umano che ad una rigogliosa opera della Natura e proprio per questo motivo,  da tempo immemore,  viene chiamata  calvario che significa cranio.

  • Qui sono sepolte le spoglie  di Adamo. - Raccontano i vecchi  ai bambini, iniziandoli alla conoscenza della Torah.

I romani, da quando si sono insediati nella Giudea, l’hanno scelta come luogo per le esecuzioni,  per una ragione ben precisa, ciò che accade sulla sommità brulla e desolata può essere visto a grande distanza. Nessuno in città può ignorare la dura punizione che viene inferta ai ribelli, essa deve rappresentare un monito per tutti coloro che covano, pensano ed elaborano  idee di sommossa.

La Giudea è il Paese più difficile da governare di tutto il vasto impero,  con una conflittualità permanente, povero di risorse ma posto in una posizione unica e strategica, tra l’Egitto, l’Arabia e la Siria ed è questa l’unica ragione per cui i romani da qui non se ne vanno. Si aprirebbe una falla e perderebbero il controllo sull’intero territorio ad oriente.”

Racconto “Immanuel” sabato 29 settembre 2018 alle ore 17 al Parco dell’acqua in largo Torrelunga a Brescia.

Annamaria Beretta

P.S.: vi aspetto sulla mia terrazza, di venerdì pomeriggio se non piove.