Paolinesimo o cristianesimo?

“Come una madre amorevole”,  chissà quante volte sarà pronunciata questa frase, nel sinodo dei vescovi,  evocando così quel femminile da sempre palesemente assente. Non ci sono le madri, non ci sono mai state, e non ci sono neppure i padri, perché coloro che prenderanno la parola, avvalendosi del titolo inappropriato,  sono maschi celibi.

Per venticinque giorni questi uomini infecondi per obbedienza  parleranno di giovani senza nemmeno rendersi conto di quanto sia deleterio dibattere temi vitali  in assenza delle  donne. Eppure è così da sempre, da quando questa religione medio orientale ha preso possesso di tutto. Un mondo patriarcale ci accompagna quotidianamente, soffia venti contrari sulle nostre leggi, elaborate a fatica con l’impegno determinante di uomini e donne, impone la propria morale che altro non è se non una visione economica, gerarchica e di potere del mondo, lontana da Madre Natura.

Secondo le statistiche che rimbalzano ormai da una parte all’altra del Pianeta tra loro ci sono almeno venti pedofili, ancora non riconosciuti, perché in Paesi come il nostro le indagini non si sono mai avviate e tutto è ancora pericolosamente sommerso,    di sicuro ci sono i vescovi insabbiatori come quello di Milano chiamato addirittura a tenere una relazione.

Ma soprattutto echeggia ancora  la voce di Paolo di Tarso: “di ogni uomo il capo è Cristo, e capo della donna è l'uomo, e capo di Cristo è Dio. Come in tutte le comunità dei fedeli, le donne nelle assemblee tacciano perché non è loro permesso parlare; stiano invece sottomesse, come dice anche la legge.”

Nel mio libro “Immanuel” è ben tracciata la differenza tra Gesù e Paolo, ed è il secondo che inventa la religione a sua immagine e somiglianza.

Annamaria Beretta

P.S.: Ringrazio tutti coloro che hanno condiviso con me la presentazione di Immanuel. Se le giornate sono belle,  ancora sulla mia terrazza si può stare, sempre di venerdì nel pomeriggio.