L'impero romano finisce nelle mani di Costantino, il primo imperatore cristiano.

Il primo imperatore cristiano della storia  non è proprio quello che si dice uno stinco di santo, anche se santo lo diventerà per davvero nella religione ortodossa,  mentre noi celebriamo la santità di sua madre Elena.  Il suo  soprannome è Trachala, che significa: viscido come una lumaca, il vero nome è Costantino,  figlio dell’imperatore Costanzo Cloro e della locandiera Elena. Nasce il 27 febbraio del 272 in una città della Serbia.  Divenuto imperatore  uccide la seconda moglie Fausta, il primogenito quindicenne Crispo, figlio di Minervina,  il suocero e i cognati.

Decide di  convocare i litigiosi vescovi della nuova religione giudaico cristiana e con piglio imperiale presiede nell’anno 325  il primo concilio a  Nicea. Ogni obiezione scritta finisce in un braciere,  quella orale impossibile.

Così una volta per tutte viene definito il credo con parole precise che escludono altre possibili interpretazioni: “dio da dio, luce da luce, dio vero da dio vero,  generato non creato, della stessa sostanza del padre”. Il vescovo Ario, che non è d’accordo,  viene brutalmente allontanato e sarà perseguitato come tutti coloro che oseranno esprimere un dissenso. 

Con il vescovo Eusebio di Cesarea, autore di una discutibile storia ecclesiastica, che così inizia:  “in questa storia presenteremo in generale solo quegli eventi che possono risultare utili prima a noi stessi e poi ai posteri”, stabilisce un sodalizio molto forte.

E’ il vescovo che annuncia al mondo il sogno di Costantino,  dove lo stesso Cristo in persona,  gli dice di adottare il segno della croce  che gli è apparso in cielo, poco prima della battaglia di ponte Milvio quando uccide l’imperatore pagano Massenzio.  

Nel 313 con Licinio promuove l’editto di Milano,  per la prima volta si riconosce il diritto di esistenza alla nuova setta giudaico cristiana, come religione al pari dei culti pagani. Non godono di simpatie i giudei cristiani, né da parte dei giudei che ancora aspettano il messia, né dei rari seguaci di Gesù che,  rifuggono dalla versione paolina della storia, tantomeno dei pagani.  I cristiani sono guardati con molto sospetto, non hanno storia da vantare, ciò che sostengono come verità assoluta è privo di logica,  mancano di filosofi, artisti  e letterati  e hanno comportamenti strani, non amano il teatro, le terme, il circo, non partecipano alla vita pubblica, ma ciò che più irrita i romani è che vanno predicando per le strade dell’impero la fine del mondo imminente e per un popolo che ama la vita in tutte le sue espressioni  è musica stonata.

Costantino sposta la capitale dell’impero a Bisanzio, che lui chiama in suo onore, Costantinopoli, mentre la madre Elena ottantenne si reca a Gerusalemme con il vescovo Eusebio, insieme  si occupano dell’iconografia religiosa, che ancora non esiste.  Dopo tre secoli dalla crocifissione e due distruzioni totali della città trovano parti della croce, i chiodi e il cartiglio. Costantino farà costruire gli edifici di culto, sopra i templi pagani fatti erigere da Adriano.

Ci ha messo un niente Costantino a ribaltare un mondo che appariva molto solido, è bastato un sodalizio con un vescovo furbetto.  All’imperatore  Teodosio  servirà solo un editto,  emanato a Tessalonica nel 380, per consegnarlo in toto  nelle mani  della  nuova religione giudaico cristiana.

Annamaria Beretta

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