Le antiche guide turistiche di Roma: mirabilia urbis Romae.

Arrivano da nord i pellegrini in visita a Roma, sostano sull’altura del monte Mario e rimangono estasiati per l’immagine che si offre ai loro occhi. Cercano i simboli della cristianità ma sono rapiti   dalle  rovine classiche che emergono con forza, nonostante le distruzioni massive,  gli sfregi e i saccheggi subiti.

Sono passati settecento anni da quel giorno d’aprile del 357 quando il giovane imperatore cristiano Costanzo II, figlio di Costantino,  venne a Roma e la città era ancora intatta nella sua straordinaria bellezza. Brillava d’oro il colosso, enorme statua in bronzo  voluta da Nerone, che si dice girasse su se stessa e forse, secondo alcune ipotesi,  era  fornita di una scala a chiocciola al suo interno. L’anfiteatro Flavio, il più grande del mondo, ancora è perfetto, interamente rivestito di lastre in  travertino,  accoglie  ottantamila romani,  che varcano ordinatamente l’arco di ingresso calpestando pregevoli pavimenti intarsiati  di marmi policromi. Raffinati affreschi lumeggiati in oro zecchino decorano pareti e soffitti e ovunque, in ogni piano  ci sono fontane, l’acqua zampilla in  splendide conche di marmo, che troveranno nuova collocazione nelle chiese e nelle dimore del clero.  In una manciata di secoli tutto viene volutamente  distrutto, ciò che rimane parla di una bellezza grandiosa oltraggiata, la cui evidenza  non si può negare.

Nascono così le leggende, distribuite ai pellegrini, a partire dall’undicesimo secolo,   sotto forma di guide turistiche, le mirabilia urbis Romae, così da tacitare ogni dubbio. Chi ha distrutto Roma, i suoi templi, i suoi monumenti e soprattutto perchè?   Eh, no,  tutto era già scritto nelle scritture,  Roma doveva finire così.

Si racconta nelle mirabilia urbis Romae che l’imperatore Ottaviano Augusto interpellò la sibilla per chiedere consiglio e lei rispose all’appello con queste parole: “vi sono indizi che presto dal sole scenderà il re del sole e la vera giustizia sarà fatta”. Mentre veniva pronunciata questa profezia Augusto vide aprirsi il cielo e apparire una donna con in braccio un bambino e udì una voce che gridava: - Questa è la vergine che porterà nel suo grembo il salvatore del mondo...

Fu così che il magnifico tempio di Giunone, principale divinità femminile romana legata alla Natura e alla nascita,  divenne la chiesa di Santa Maria Aracoeli.

Nessun tempio pagano rimase in piedi, tutto crollò sotto la furia distruttrice della nuova religione medio orientale, che non risparmiò neppure l’anfiteatro Flavio, considerato una delle meraviglie del mondo antico, di cui ancora oggi non conosciamo i meccanismi idraulici e ingegneristici alla base di quest’opera grandiosa. Le bellissime ed enormi  basiliche, luoghi della celebrazione del diritto romano divennero chiese. La religione da principio civico aggregante e tollerante  divenne un sistema discriminante,  tirannico e violento.

Il popolo romano e il senato dovettero cedere il posto alla dominazione del clero.  

Che dire? Conoscere la Storia è importante.

Annamaria Beretta

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