La morale? Non appartiene alla religione.

E’ rimasta forse l’ultima testimonianza al mondo di gestione sociale quasi perfetta, nessun accumulo di ricchezza ma neppure povertà,  benessere per ogni abitante, nessuna traccia di violenza e grande rispetto per la Natura tanto da meritarsi una segnalazione dell’Onu quale società di grande pregio e interesse per i valori umani in essa contenuti.

E’ un piccolo scampolo di mondo,  sopravvissuto ai tempi remoti,  situato  ai piedi dell’Himalaya dove la Cina incontra il  Tibet, vi  si arriva per un’unica impervia  strada che porta al lago Madre in una bellezza infinita dominata dall’acqua. L’economia è semplice: agricoltura e turismo.

Matrilineare la conduzione della vita e molto interessante lo svolgimento quotidiano. E’ la storia delle donne Moso,  che in cooperazione e senza conflitti con gli uomini  gestiscono in perfetta armonia il vivere collettivo. I bambini sono la ricchezza più grande,  insieme alla libertà delle donne. Non esiste la famiglia, fondata su un rapporto perpetuo e improbabile  di  padre e di madre,   che ci hanno venduto come unico progetto di vita moralmente perfetto, al suo posto c’è una comunità allargata composta da figli e nipoti, gestita in prima persona dalla nonna.

Questo ci dimostra che un altro mondo è possibile  ed  è lì da vedere con una realtà ben più equa, sana e felice della nostra, basta avere la forza di uscire dai recinti mentali e concedersi la libertà di guardare a principi etici e morali  molto diversi da quelli ai quali siamo abituati che fanno acqua da tutte le parti e non reggono più.

La famiglia è al capolinea, le coppie  si separano in tempi sempre più veloci con strascichi di violenza e ripercussioni sui bambini. Il danno è generato da chi con rigidità ha proposto un modello unico per tutti spacciandolo come verità assoluta impedendo le mille declinazioni possibili del vivere umano concepite  dall’amore e non dalla legge religiosa.   Non avessimo avuto questo limite e questa imposizione oggi saremmo in una società molto più avanzata, felice e corretta che senza problema alcuno e senza tante storie saprebbe riconoscere  i diritti dei bambini   nati  secondo modelli non conformi.

Ognuno si scelga il suo stile di vita, creda in ciò che vuole,  ma rispettiamo sempre i bambini. Questo vorrei dire al vescovo di Parma che si è scagliato con veemenza  dal pulpito della chiesa per dire al sindaco che no a quei bambini, nati da inseminazione,  i diritti non andavano dati.   Forse il vescovo e con lui chi lo segue, neppure si rendono conto della assurdità di queste gravi parole che non vorrei più ascoltare.

Annamaria Beretta

P.S.: Immanuel è apprezzato. Sono contenta. Il mio libro è in vendita presso la  libreria Tarantola oppure si può prenotare da Mondadori o Feltrinelli o richiedere a me. On line c’è la versione e – book su youcanprint a 7 euro.