L’impero romano, una grande civiltà che prometteva molto bene.

A giovedì 31 gennaio 2019.

“ La persecuzione dell’impero romano  non ha fine,  nuovi Nerone nascono...” Sono le parole con cui il Papa regnante ha espresso  i suoi auguri natalizi  alla curia romana riunita.

A distanza di diciassette secoli questa acredine nei confronti dell’impero dovrebbe essere non solo scemata ma trasformata in riconoscenza e gratitudine, è  grazie all’impero romano se la religione esiste ed è ancora grazie all’impero se la sede generale è a Roma.

Quando nell’anno 330 Costantino se ne andò a Bisanzio, fondando Costantinopoli, lasciò il suo palazzo, la domus Faustae al potere religioso, retto da  Papa Milziade,  probabilmente su suggerimento del suo amico Eusebio, vescovo di Cesarea, quel palazzo che portava l’antico nome dei  Laterani (oggi San Giovanni in Laterano)  era di proprietà della moglie, lei l’aveva ricevuto in dono dal   padre,  imperatore Massimiano. Fausta muore per mano del marito che in quegli anni compie una strage. Costantino uccide: figlio, suocero, cognati e tutti coloro che impediscono la sua ascesa al potere  e per nostra fortuna risparmia il piccolo  Giuliano, che diventerà un grande e saggio imperatore, impegnato per tutta la sua breve vita  a correggere gli errori dello zio Costantino, che non esita a definire ignorante e violento.  

Questa è la storia.  Capisco che per chi riceve il suo pacchetto religioso alla nascita e tranquillamente  senza porsi alcun problema procede tra fede, dottrina e dogmi è spiacevole confrontarsi con una realtà  storica che non è molto misericordiosa.

Con Costantino cambia il paradigma, la religione cristiana si trasforma di fatto in paolinesimo e tutte le varie esperienze di comunità cristiane presenti sul territorio, alcune peraltro molto  interessanti e  innovative anche per i giorni nostri, vengono combattute e distrutte. Ariani, donatisti e pelagiani fanno tutti una brutta fine.    C’è un solo rigido modello, scaturito dal concilio di Nicea presieduto da Costantino   e a questo occorre rigidamente  attenersi.  I vangeli sono quattro, la preghiera ufficiale è il credo. Tutto il resto è eresia e ovviamente si combatte con la spada.    

Due personaggi sono i protagonisti della religione e sono inconciliabili tra loro, uno è Gesù diventato dio suo malgrado e senza saperlo e l’altro è Paolo di Tarso, che di fatto partendo dai miti salvifici, del vicino oriente,  ha elaborato a tavolino  la teoria religiosa. Il dio muore e risorge e così ci viene proposto.  

Ho semplificato ma questa è l’essenza.

Giovedì 31 gennaio 2019 alle ore 18 presso la libreria Einaudi in via Pace 16/a in Brescia tel. 030 3757409 parlerò del mio libro Immanuel. Non dimenticherò Nerone, gli ho dedicato un capitolo, perché lo considero un grande personaggio e forse ho compreso perché  è così odiato dalla religione.   Vuoi vedere che...

Vi aspetto.

Annamaria Beretta

P.S.: gli acquarelli in foto misurano 180 x 240 mm. e costano 20 euro.