La musica, i diritti d’autore e le immagini protette dal copyright.

A giovedì 31 gennaio.     

                                                                                      

Madre di dio

Colei che tutto cura

Colei che tutto riceve

Immortale

Regina del cielo

Colei che tutto vede

Madre divina

Sorgente del tempo

Grande vergine

Ascoltatrice di preghiere

Sarebbe bastata una legge seria a difesa dei diritti d’autore,  molto  ben formulata come sapevano fare i magistrati romani,   per fermare il copia incolla delle invocazioni,  che ho elencato,  dedicate alla  dea Iside e utilizzate per la vergine Maria e un’altra altrettanto rigida norma sul diritto del copyright per impedire l’uso delle immagini. I social avrebbero contribuito all’insuccesso dell’operazione pirata, smascherando  senza pietà i colpevoli.

Ma così non è andata. Erano altri tempi. Le parole d’origine sono rimaste, riservate non più alla dea ma alla nuova divinità,  così come   le innumerevoli statue che vedono Iside con il suo piccolo  Horus in braccio o intenta ad allattarlo o in altri atteggiamenti, tutte riciclate, senza alcun rispetto,   nella nuova religione.  I templi no, quelli sono stati violentemente distrutti, tranne quello rimasto, per nostra fortuna,  intatto a Pompei, che ancora porta le fantastiche decorazioni in lapislazzuli. Era il blu il colore attribuito alla divinità femminile di origine egizia e non è un caso che si sia scelta questa intensa tonalità cerulea per rappresentare il manto della vergine Maria. Tutto riporta a Iside.

Mozart, che visitò Pompei nel 1770 con il padre Leopold, rimase così colpito dalla bellezza del  tempio che questo ispirò le scenografie della prima rappresentazione del “Flauto Magico” a Vienna, nel 1791.

Proprio nel tempio di Iside è stata ritrovata dagli archeologi la collezione più completa di strumenti musicali: sistri, cimbali, gong, tibiae, cetre, flauti e trombe. Il corteo delle sacerdotesse di Iside percorreva la strada tra il tempio e il piccolo teatro Odeion, al suono degli strumenti accompagnandosi con i canti e le danze festose.

La musica era diffusa e conosciuta nell’impero romano, i bambini, a scuola fino a dodici anni, ne imparavano i primi rudimenti, gli adulti seguivano lezioni per l’uso degli strumenti, alcuni di questi molto antichi, di origine egizia come i sistri o greca come le tibiae. Il maestro di canto insegnava con rigore  il gregoriano che ai tempi si chiamava romano, altro plagio.  

Le donne si rivolgevano a Iside per ogni problema, che le riguardava, le sacerdotesse sapevano rispondere alle loro domande o inquietudini con parole femminili. Vigeva la pari opportunità in ambito religioso e non è cosa da poco.

A distanza di duemila anni un uomo vestito di bianco così parla a proposito di interruzione di gravidanza:

“Voi vi siete domandati perché non si vedono tanti nani per la strada? Perché il protocollo di tanti medici – tanti, non tutti – è fare la domanda: “Viene male?”. Lo dico con doloreNel secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso, ma con guanti bianchi.”

Ancora:

“L’aborto è come affittare un sicario.”

Sono parole che manifestano mancanza di rispetto  dell’handicap e  odio nei confronti delle  donne, paragonate ai nazisti o ai criminali della mafia, parole che nessuna persona responsabile, tantomeno un capo religioso dovrebbe mai pronunciare.  

Giovedì 31 gennaio alle ore 18 vi aspetto presso la libreria Punto Einaudi in via Pace 16/a in Brescia, tel. 030/3757409, racconto Immanuel, il mio ultimo romanzo e il tempo dell’impero romano.

Annamaria Beretta

P.S.: devo al prof. Christophe Vendries professore di storia romana all’università di Rennes le informazioni sulla musica a Pompei, che ho sintetizzato.  

Acquerello per la nascita dei bimbi su quaderno. Euro 30.