I bambini nei sacrifici rituali.

Nessun bambino del mondo dovrebbe ascoltare la storia di un padre che per volere di un dio bizzarro e  un po’ narcisista si appresta a sacrificare il proprio unico figlio.  Isacco per sua fortuna non muore ma dio ci riprova, questa volta impegnandosi a fondo. Mette incinta una vergine, come? Ma con lo spirito santo e poi? Nasce un figlio programmato per il  sacrificio, così racconta Paolo di Tarso, che all’inizio si muove tra mille difficoltà per imporre il suo inedito e fantasioso punto di vista.  

Poi qualcuno deve avere analizzato gli effetti reconditi sul genere umano di una narrazione religiosa  che incutendo paura ottiene il controllo. Et voilà, secoli di paganesimo mandati in soffitta e una nuova religione in marcia. L’impatto è stato duro, il paganesimo era maggioranza quando l’imperatore Costantino decide che il cristianesimo è “religio licita” ed è ancora maggioranza quando Teodosio stabilisce per legge che è l’unica religione possibile.

Questo passaggio violento  non viene mai raccontato, al contrario si continua a denigrare il colto, tollerante, etico e,  ai più sconosciuto,  mondo pagano. Non ha perso l’occasione il Papa nel suo inconcludente discorso al summit contro la pedofilia, per affermare “ la crudele pratica religiosa, diffusa nel passato in alcune culture, di offrire esseri umani spesso bambini come sacrifici nei riti pagani».

L’immagine prodotta nello specchio da queste parole ci restituisce la follia criminale di parte del clero cattolico, che impunito e protetto continua in ogni luogo del mondo ad abusare dei piccoli.

La  tolleranza zero finisce sepolta sotto una spessa coltre di ipocrisia e di supponente illegalità. Nessuno potrebbe dichiarare pubblicamente  con tanta naturalezza e senza pagarne le conseguenze, come ha fatto il cardinale Marx,  che i dossier sugli atti criminali  sono stati distrutti. Chi l’ha fatto? Quando? Qualcuno li ha letti? I nomi? Dove sono questi delinquenti?  

Nessun criminale al di fuori del clero cattolico  gode di un trattamento speciale e di un giudizio riservato emesso da tribunali ecclesiastici.  Nonostante l’odiosità del crimine scontano la pena in luoghi ameni, in libertà (don Ruggero Conti, condannato a 14 anni per violenza sessuale su sette bambini si è preso un taxi da Roma a Milano) e con tutti i confort. Sono ventuno le case adibite ai criminali pedofili clericali. L’Italia è evidentemente per loro  un paradiso, ancora non ha istituito, come deliberato recentemente dall’ONU,  una commissione indipendente governativa al fine di quantificare i crimini che da una proiezione accurata costruita su basi di ricerca matematica ammontano a un milione.

Cosa facciamo?

Annamaria Beretta

P.S.: Ringrazio chi mi manda i commenti su Immanuel, continuano ad essere tanti ed interessanti.

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