Hanami, la fioritura dei ciliegi.

Hanami è il nome della tradizionale e millenaria usanza giapponese, che ogni anno celebra la fioritura dei ciliegi,  è’ un rito sacro, colmo di spiritualità, in grado di muovere, lungo itinerari di migrazione da sud a nord,  una moltitudine di persone attirate dal colore dei petali che dal bianco declina nei rossi più accesi. La bellezza effimera dei fiori custodisce la fragilità dell’esistenza e offre la vitalità della rinascita in una perfetta sintesi.

Si festeggia all’ombra  degli alberi in fiore, si mangia un dolce di riso, si beve birra o sakè,  ammirando le gemme,  poi le corolle,  infine i petali che, all’apparire delle prime foglie,  si disperdono  nell’aria, lasciando a terra un incredibile tappeto colorato.

Non sono mai stata in Giappone ma conosco bene l’evento, per mia fortuna, abito in una via non lontana dal centro, dove su ambo i lati ci sono ciliegi  giapponesi da fiore, i loro rami si protendono sulla mia terrazza, e  la bellezza è incredibile e io li ringrazio ogni giorno  per questo regalo, li esorto a resistere alle loro condizioni difficili. Qui nessuno li protegge, tantomeno li onora.  Non sono messi bene, sulla sommità del  tronco portano i segni di potature scriteriate, delle vere amputazioni, da cui partono rami fragili che il primo colpo di vento se li porta via. Le radici cercano disperatamente di squarciare il cemento del marciapiede, lo sollevano in blocchi con uno sforzo notevole, dimostrando di  volersi liberare dalle ganasce e non gradire quel francobollo di terra insufficiente alla vita e ricettacolo  di vari rifiuti. Li raccolgo certo, bottiglie di plastica, vetro,  lattine, mozziconi di sigarette, altro non sono in grado di fare.   Ogni anno qualche albero muore,  dapprima si seccano i rami, poi piano piano si spegne. Nessuno si accorge, nessuno piange, l’albero da noi  è considerato  un arredo urbano al pari di una panchina, non  un essere vivente generoso e primordiale capace di relazionarsi con gli altri alberi e con noi  attraverso sottili frequenze.

Conosciamo molto degli animali, meno delle piante, e dall’alto del nostro arrogante dominio, ignoriamo  tutti i rapporti che i vegetali stringono tra loro, come proteggono e  diffondono i semi, come convivono tra specie diverse, quale accordo di crescita collettiva o individuale stabiliscono, quale reciproco mutuo soccorso attuano. No, non sono assurdità, posso garantire che i processi  li vedo ogni giorno e, osservando,  scopro  un mondo affascinante, saggio, duro, estremo, paziente e generoso, che va oltre i rami,  le foglie e i fiori, non per niente il mondo pagano nutriva per loro, gli alberi, grande rispetto e venerazione.  Siamo fatti degli stessi atomi, diceva Lucrezio.  

Come l’anno scorso, solo con il bel tempo, vi aspetto di venerdì pomeriggio (14 – 15)  c’è da osservare  la fioritura dei ciliegi, ma voglio raccontarvi l’incredibile storia di Jean Meslier. A venerdì 29 marzo.

Annamaria Beretta

P.S.: Vi ricordo il mio libro Immanuel, un romanzo costruito su una accurata ricerca storica e con un’ipotesi sulla nostra  religione molto plausibile. In vendita su prenotazione in tutte le librerie,  a Brescia da Einaudi e Tarantola.