"Noi siamo l'umanità."

Parlare del trascendente sia esso sotto forma di divinità pagane, greco romane o del bizzarro dio arrivato sulla scena all’improvviso con tanta violenza, dovrebbe provocare in ognuno le stesse domande  e identiche riflessioni, dopotutto si parla di ciò che non si conosce e tutta la teologia costruita per dare sostegno al ragionamento,  lascia molto a desiderare, per molti aspetti è pure ridicola, oltre che un’offesa all’intelligenza umana.

Spaventa l’aria di sufficienza che molti credenti esibiscono circa l’esistenza di dio insieme alla derisione dell’esistenza degli dei, non rendendosi conto che sia in un caso o nell’altro si entra in un mondo magico di cui non si sa esattamente nulla. La differenza è che  il dio unico ha preso il potere e le divinità sono state sconfitte e fino a quando non si comprenderà il meccanismo, questa storia si ripeterà all’infinito.

I prossimi vincitori sono già pronti, occuperanno palazzi, distruggeranno i luoghi di culto, metteranno i loro vessilli e bandiere, trasformeranno i riti secondo la loro visione, faranno della storia attuale una revisione totale e i fatti saranno narrati ai posteri secondo  il loro modello di vita e di pensiero,  con principi di convenienza. Tutto già visto e conosciuto. Nulla di nuovo.

Eppure mi piace pensare che al di là di tutte le differenze costruite e imposte, di tutte le narrazioni epiche o scientifiche, il genere umano  aspiri a qualcosa di più di quello che il potere economico, giuridico e religioso abbia confezionato e predisposto per lui.  

C’è un film documentario che esce in questi giorni in Francia, il cui titolo è significativo: - noi siamo l’umanità - il regista racconta la vita quotidiana  della tribù Jarawas nelle isole Andamane. Un piccolo popolo rimasto quasi intatto nelle sue abitudini dalla preistoria ad oggi, che vive sereno e felice nel cuore della foresta con ritmi di vita, condivisioni e relazioni per noi impensabili. Cristoforo Colombo quando “scoprì” le Americhe descrisse la stessa situazione. Poi sappiamo come è andata e come ce l’hanno raccontata.

La tribù dei Jarawas non vuole giustamente avere nulla a che fare con noi, non ha idoli, non ha religione, non ha credenze, vive la vita con naturalezza,  dalla nascita alla fine,  i bambini sono felici e bellissimi, dipinti come gli uccelli colorati della foresta, gli adulti indossano sulla nudità collane di fili di un’erba ricciolina, che non teme rivalità con le perle. Negli occhi di tutti c’è una sincerità che noi abbiamo smarrito.

Mi auguro che nessuno tantomeno un religioso arrivi in questo mondo incontaminato con tutto l’armamentario terribile che ha soffocato le nostre esistenze, dentro parametri discutibili. Chi crede ha sempre la presunzione di porsi come esempio e di avere una verità assoluta da portare al mondo, nonostante possieda una visione pessima della vita e nessuna ricetta saggia per affrontarla.

Annamaria Beretta.

P.S.: da Sivano ricevo un commento su Immanuel… “Il finale è inatteso, del resto anche la vita sorprende sempre e ci propone dinamiche che nessuno ha preso in considerazione. Io già attendo un seguito…”

Ho ripreso in mano la penna, i libri e quant’altro.

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