L'imperatore Flavio Claudio Giuliano. Filosofo o apostat

L’imperatore Flavio Claudio  Giuliano. Filosofo o apostata?

Nato a Costantinopoli nel 331 e morto in battaglia alla giovane età di 32 anni a Ctesifonte in Persia. Superstite con il fratello Costanzo Gallo delle stragi famigliari perpetrate dallo zio Costantino,  Giuliano cresce nella fede cristiana ma matura, attraverso lo studio dei classici, una concezione religiosa ispirata all’antico politeismo, che ripristina nel suo breve regno.  

Il libro, tra i tanti scritti,  che gli procura il titolo di apostata è l’opera  “Contro i galilei” ovviamente mandata al rogo e ampiamente confutata dal vescovo Cirillo. “ I cristiani non sono né greci né ebrei appartengono alla setta dei galilei”. Con questo titolo a indicazione geografica denuncia la pretesa di universalità della nuova religione.   

“Ma Dio a noi diede i principii della scienza, ossia l'insegnamento filosofico. E quale! La cognizione dei fenomeni celesti la perfezionarono i Greci, pur servendosi delle prime osservazioni fatte presso i barbari a Babilonia. Lo studio della geometria, nato dalla geodesia in Egitto, prese qui il suo grande sviluppo. L'aritmetica, inventata dai mercanti Fenici, solo presso i Greci giunse al grado di scienza. I Greci stessi, infine, combinarono in una, mediante l'armonia dei numeri, le tre scienze, l'astronomia annettendo alla geometria, poi ad entrambe applicando l'aritmetica e meditando l'armonico vincolo che insieme le unisce. Di qui nacque presso loro la musica, per avere trovato la definizione delle leggi dell'armonia nella corrispondenza perfetta o quasi perfetta del suono con la facoltà del percepire. Debbo dunque citare per persona o per categoria? Uomini come Platone, Socrate, Aristide, Cimone, Talete, Licurgo, Agesilao, Archidamo, o, piuttosto, separatamente, la categoria dei filosofi, quella dei condottieri, quella degli artisti, quella dei legislatori?”

Che cosa di somigliante possono gli Ebrei vantarsi di aver ricevuto da Dio?

Emulate dei Giudei le collere e la ferocia; rovesciate templi ed altari, trucidate non solo quelli di noi che rimangono fedeli al culto dei padri, ma anche coloro che, pur professando i vostri errori, sono chiamati eretici perchè non piangono il morto nella stessa identica maniera di voi. E tutte queste, anzi, sono innovazioni vostre; perchè mai nè Gesù nè Paolo ve le hanno comandate.

La costituzione civile, la forma dei giudizii, l'amministrazione e lo splendore delle città, il progresso nelle scienze, la coltura delle arti liberali non era, presso gli Ebrei, meschina e barbarica? È ben vero che quello sciagurato di Eusebio (vescovo di Cesarea) vuole che anche presso di loro ci siano stati specie di poemi in esametri, e pretende che gli Ebrei abbiano avuto una scienza logica, il cui nome ha udito per la prima volta dai Greci. Dove trovare presso gli Ebrei una forma di medicina paragonabile a quella di Ippocrate presso i Greci e di talune altre scuole dopo di lui? Il sapientissimo Salomone può essere messo vicino ai greci Focilide, Teognide o Isocrate? In che cosa?

Del resto, siete così meschini, così scervellati da reputar divine delle opere la cui lettura non ha mai reso nessuno nè più savio, nè più coraggioso, nè più buono! E quelle altre, che danno modo di conseguire coraggio, saggezza, giustizia, queste le abbandonate a Satana ed agli adoratori di Satana! Guarisce i nostri corpi Asclepio; han cura delle nostre anime le Muse con Asclepio stesso e Apollo ed Ermete, protettore dell'eloquenza; Ares ed Enio ci assistono nelle guerre; ciò che s'attiene alle arti è attribuzione e cura di Efesto: e sul tutto presiede, insieme con Zeus, Atena Vergine e Senza-madre. Guardate adesso in quante cose noi siamo superiori, vale a dire nelle arti, nella sapienza, nell'intelletto; e questo, sia che si considerino le arti che servono all'utile, sia quelle che si propongono l'imitazione del bello, cioè tanto la scultura, la pittura, quanto l'economia e la medicina.

In conclusione: da un capriccio degli Ebrei voi prendeste l'odio contro le divinità da noi venerate; della religione nostra tutto ciò che è pietà verso la Natura Suprema, complessivamente intesa, e affetto alle patrie istituzioni, lo lasciaste da parte. “

 “ In questo portico che si trova a settentrione giace un sarcofago dalla forma cilindrica in cui riposa il maledetto ed esecrabile corpo dell’apostata Giuliano in un sacello dal colore della porpora.”così è scritto nel libro che contiene l’elenco degli insigni defunti.  A Costantinopoli.

Annamaria Beretta

P.S.: Il momento attuale presenta molte analogie con il passato che racconto, per questo ritengo prezioso il mio lavoro.