Il filosofo Porfirio e la morale pagana.

Porfirio è un filosofo  dell’antichità nato a Tiro nel 231, approda a Roma all’età di trenta anni  per  seguire gli insegnamenti di Plotino, diverrà uno dei maestri  del  pensiero neoplatonico. E’ accusato dai suoi tanti nemici di essere l’ispiratore delle persecuzioni di Diocleziano ed è difficile vedere un antico e austero  filosofo indossare i panni violenti di un agitatore politico.  Alla fine del IV secolo Porfirio è  percepito dagli scrittori ecclesiastici cristiani come la pecora nera e dagli stessi viene riempito d’insulti come il capofila dell’empietà e dell’ateismo.  

Porfirio non può tollerare che qualcuno si serva del pensiero filosofico per giustificare la nuova religione, mettendo la verità al servizio di usi sbagliati. Sono pericolosi i cristiani, ancora di più quando sono colti e riescono a far sembrare che la dottrina di Platone sia in accordo con loro.

Per Porfirio è impossibile essere cristiani ed essere filosofi è una contraddizione assoluta, ed usurpare il pensiero di Platone per proprio uso e consumo è inammissibile, solo per questa ragione fa sentire la sua voce e scrive: “Contro i cristiani”, testo bandito sotto l’imperatore Teodosio II e condannato al rogo da tre imperatori, infine  messo all’indice nel concilio di Trento. Ci rimangono tanti frammenti in latino e in greco sufficienti per comprendere la sua opinione.  

Non esiste via di salvezza alternativa alla via filosofica,  chi vuole conoscere la verità sull’uomo e sul cosmo trova in Platone la migliore guida possibile.

Rivendicare un evento singolare, quale la nascita di Cristo, come valore assoluto è insensato ed è presuntuoso, significa  negare valore ad altre vie più dignitose, più belle esteticamente, legate ad un ordine cosmico che esiste da sempre. Questo nuovo modello di pensiero religioso  porta  sciaguratamente alla  follia, alla violenza e al caos. Tutti i popoli del mondo osservano la propria legge, la propria tradizione religiosa e lasciano che gli altri seguano la propria, è la prima regola da cui tutto discende. Ogni via di conoscenza è legittima a patto che sappia riconoscere la propria relatività.

I cristiani oltre ad essere recenti, oltre ad avere tradito (l’origine ebraica), innalzano un’esperienza singola a valore assoluto mentre l’intera realtà è governata da un principio di ordine onorato da tutte le culture della Terra.

La filosofia dei cristiani incita all'illegalità e toglie efficacia alla legge e alla giustizia stessa, introduce una forma di convivenza illegale e insegna agli uomini a non avere timore dell'empietà: quindi nel Cristianesimo chi è onesto non viene chiamato.

Ma, si chiede Porfirio, com'è possibile che un uomo possa lavarsi in questo modo da tante macchie e diventare puro? Com'è possibile che con dell'acqua un uomo possa eliminare le proprie colpe e responsabilità? Com'è possibile che: fornicazione, adulterio, ubriachezza, furto, pederastia, veneficio (omicidio commesso con il veleno)  e infinite cose basse e disgustose siano così facilmente eliminate alla stregua di  un serpente che depone le vecchie squame? A questo punto chi non vorrebbe commettere ogni sorta di nefandezza, sapendo che otterrà attraverso il battesimo il perdono dei suoi crimini?.

Il confessionale ancora non era stato inventato.

Le domande di Porfirio sono  tuttora valide e le sue previsioni efficaci:  diciassette secoli di guerre religiose che continuano ancora oggi.

Annamaria Beretta