Immanuel.

Non mi ero mai soffermata sul legame linguaggio e pensiero conseguenza delle nostre radici greco romane,  Giovanni Di Noia, che è un insegnante di lettere nonchè  scrittore, in queste righe  me l’ha fatto notare e lo ringrazio.

Il romanzo IMMANUEL  di Annamaria Beretta ci immerge  in un mondo antico che scopriamo subito con occhi nuovi, gli stessi dei protagonisti ai tempi in cui predicatori-filosofi percorrevano le calde, sassose  e polverose contrade della Giudea, Samaria e Galilea con un seguito eterogeneo e vociante  di donne, bambini, curiosi, fanatici  seguaci , ai quali promettevano il riscatto del popolo dalla dominazione romana e un non ben definito nuovo regno.

Sappiamo quali furono gli esiti: una terribile guerra e la distruzione del Secondo Tempio, non voluta da Tito, ma che il futuro imperatore romano non poté impedire.

Sono molti i personaggi che animano questo stimolante e piacevole romanzo: tutti fondamentali,  ben delineati e con un preciso ruolo nella dinamica del racconto.

Innanzitutto  Immanuel - Gesù, il predicatore salvato in extremis dopo la crocifissione dalla moglie Uzuri e dai  suoi seguaci  e subito ripartito, appena in grado di reggersi in piedi, per un remoto santuario dell’India nord orientale, là dove era avvenuta la sua formazione giovanile. Emerge poi dall’intreccio, quasi a chiudere un cerchio ideale,  una figura femminile, divenuta in seguito musa  ispiratrice di artisti e poeti del calibro di Racine e Corneille.

Berenice Giulia, affascinante e conturbante principessa giudaica dal passato turbolento fra splendide  regge e matrimoni regali, che,  dopo avere assistito alla distruzione del tempio e al massacro del suo popolo, finisce tra le braccia del giovane generale romano Tito, e per qualche tempo cullerà la speranza di diventare imperatrice, seguendo le orme di “ Cleopatras lussuriosa” , di dantesca memoria.

Ma l’implacabile ragion di stato spezzerà inesorabilmente questo sogno, e a Berenice tornata nella sua terra  rimarrà il compito di scrivere per i posteri la storia di un popolo accecato da un improbabile, utopistico  sogno di grandezza indotto da predicatori invasati e irresponsabili. Tuttavia la sua vera identità rimarrà  nascosta sotto il nome di un noto evangelista …

Dal rogo e dalle rovine  del Secondo Tempio inizierà per il popolo eletto una nuova, millenaria  storia di emigrazione e dispersione fra terre e popoli sconosciuti, per certi versi  un ritorno alla “schiavitù” di Babilonia ed Egitto.

In questo piacevole libro storia e invenzione si fondono senza forzature, armonicamente, così come deve essere un autentico romanzo storico.

Al lettore rimane l’impressione di uno stimolante  viaggio nel passato alla riscoperta delle nostre autentiche radici, che affondano nella civiltà  greca  e latina.

La bellezza del nostro linguaggio e la razionale  articolazione del pensiero ne sono la prova inconfutabile

Giovanni  Di Noia