Giordano Bruno. La sentenza e la giustizia riparativa.

Roma 8 febbraio 1600. Palazzo del Sant’Uffizio.

NOI chiamati dalla misericordia di Dio e invocato il nome di nostro Signore Gesù Cristo e della sua gloriosissima Madre sempre vergine Maria:

DICHIARIAMO

Te, frate Giordano Bruno eretico impenitente, pertinace ed ostinato e perciò incorso in tutte le censure ecclesiastiche per aver sostenuto l’esistenza di mondi innumerevoli ed eterni.

NOI condanniamo i tuoi libri come eretici ed erronei. Siano essi bruciati avanti le scale di san Pietro.

Tu, frate Giordano Bruno eretico ostinatissimo sarai spogliato nudo e con lingua inchiodata, legato ad un palo e arso vivo.

La sentenza arrivò dopo otto anni di  carcere, processi e torture ed è senza appello. Giordano Bruno filosofo e scrittore, famoso in tutte le corti d’Europa, fu condannato al rogo, con la gravissima colpa di essere un  eretico, ovvero di aver sviluppato e costruito con lo studio e la conoscenza un pensiero difforme da quello dei  suoi aguzzini. Il reato è pericoloso e deve essere  punito in modo esemplare affinché non possa esserci né emulazione né diffusione.

Giordano Bruno ascoltò in ginocchio il verdetto e a lettura finita si alzò in piedi e rivolto ai suoi inquisitori disse: - Forse con maggiore timore pronunciate contro di me la sentenza di quanto ne provi io nel riceverla.

Non fu l’unico ad essere condannato, spiccano nomi eccellenti come Galileo Galilei che si salvò con l’abiura, negando concetti che oggi riteniamo normali o Tommaso Campanella, che dopo infinite torture, al decimo processo si finse pazzo. Le condanne eseguite tra il cinquecento e il seicento portano tutte  la firma di Roberto Bellarmino, cardinale capo inquisitore che, grazie alla sua fermezza criminale, si guadagnò pure un titolo onorifico: santo.  

Parlando candidamente con il giornalista del quotidiano tedesco Die Zeit, il cardinale Gerhard Mūller, qualche tempo fa, ha dichiarato  senza pudore o la minima vergogna,  che il suo grande maestro, l’uomo al quale, ogni giorno con trepidante venerazione, si ispira,  è Roberto Bellarmino.

A nessuno verrebbe in mente nel mondo di oggi di affermare che il nazista Goebbels è un maestro da cui trarre ispirazione, chi lo fa è consapevole di rischiare una condanna grave e severa per apologia di reato. 

I crimini sono crimini e tali rimangono anche a distanza di anni o di secoli e devono essere indistintamente puniti.  Nessuno può e deve dimenticarlo. Inneggiando alle figure naziste si rischia giustamente  il carcere, lo stesso principio dovrebbe essere applicato al mondo ecclesiastico,  imponendo  pene severe ai religiosi e ai loro seguaci  quando esaltano, celebrano e difendono criminali indifendibili come Roberto Bellarmino o Cirillo il vescovo di Alessandria che uccise la filosofa Ipazia in un agguato e oggi venerato come santo.

Sono tanti i fatti che ancora oggi esigono giustizia riparativa, non bastano delle scuse gettate lì, senza un’analisi del perché si è arrivati a una aberrazione come l’inquisizione, altrimenti è inutile ricordare il filosofo eretico Giordano Bruno.  Chi ha violato a più riprese, e tuttora persevera,  i diritti umani, deve pagare il suo tributo alla storia, solo così l’umanità può  procedere nel suo cammino etico e morale verso gli infiniti mondi.

Annamaria Beretta