Divide et impera.

Divide et impera.

Ogni detto  o affermazione che sia affonda le radici in un fatto o in un metodo costantemente applicato. Ho fatto ricerche in lungo e in largo su testi  italiani e non solo, per cercare di capire da dove avesse praticamente origine il detto latino: divide et impera, metodo che si avvale della divisione, della rivalità, della discordia,  seminate  ad arte tra i popoli per meglio dominarli, attribuito ai romani.

Se ne serve Filippo il Macedone in tempi molto antichi, viene utilizzato nel 19mo secolo in casa d’Austria e da Luigi XI di Francia che  era solito dire: diviser pour régner (dividere per regnare), ma nulla emerge a carico dei romani che evidentemente preferivano, per il governo del vastissimo impero, metodi basati su rispetto e tolleranza dei popoli vinti. Hanno regnato per secoli  portando ovunque  il diritto, generando coesione di popoli, rispettati nella loro identità religiosa, che è essenza della tradizione.   Hanno   profuso a piene mani conoscenza tecnologica, costruendo strade e ponti, che ancora oggi sfidano l’eternità, hanno costruito teatri e anfiteatri come se ogni luogo del mondo conquistato  dovesse diventare simile a  Roma anche nella bellezza ma soprattutto, con il lavoro dei legionari, hanno portato con grande fatica e abnegazione l’acqua in ogni città dell’impero. Hanno generato scambi culturali ed economici proficui.  Ce ne fossero oggi di civiltà come questa. Errori? certo. Come no, nulla è perfetto tutto è perfettibile.

Chi allora è ricorso al dividi e impera?

Mi imbatto nel giuramento dei gesuiti (è disponibile in rete nella sua integrità)  di cui riporto uno stralcio e credo di avere esaurito ogni mio lecito dubbio:

“…Vi è stato insegnato a piantare insidiosamente i semi della gelosia e dell’odio tra le comunità, le province e gli stati che erano in pace, a incitarli ad atti di sangue, coinvolgendoli reciprocamente nella guerra, e a creare rivoluzioni e guerre civili in paesi indipendenti e prosperi, coltivando le arti e le scienze e godendo dei benefici della pace. A mettervi dalla parte dei combattenti e ad agire segretamente di concerto con il vostro fratello gesuita che potrebbe essere stato inviato nell’altro campo, pur opponendovi apertamente a colui che potrebbe essere vostro alleato. Alla fine solo la Chiesa dovrà essere vincitrice, alle condizioni fissate nei trattati di pace e il cui fine giustifica i mezzi.”

Annamaria Beretta