Brixia città romana. I templi, il circo, le terme.

Brixia città romana. I templi, il circo e le terme.

Ottavio Rossi è un archeologo e un erudita nasce a Brescia nel 1570 e muore per la peste manzoniana nel 1693.  Nel 1616 pubblica il suo libro “ Memorie bresciane”, 350 pagine di ricerche dettagliate, annotazioni, disegni , riproduzioni di antichi marmi, di colonne, di statue, fregi. Tra le pagine ingiallite dal tempo emerge  una pianta molto dettagliata della città con la dicitura  - parte del sito di Brescia antica -. Si riconoscono il capitolium, il teatro, il foro, la basilica, nulla di straordinario se non fosse che siamo nei primi anni del 1600 e tutto ciò è ancora sconosciuto, come è confermato dalla  ricerca ecclesiastica contenuta nelle pagine  di  “Brixia sacra” nel capitolo - dai pagani ai cristiani - .  Gli studiosi  così scrivono:

 “ gli interventi di scavo iniziano al principio del XIX secolo e sono il compimento nazionale di una tradizione di studi sulla romanità che nasce nella seconda metà del XV secolo e che vide nascere il primo lapidario pubblico in Italia. Tra il 1823 e il 1830 in un momento storico segnato dalle istanze risorgimentali che vedevano la romanità come elemento fondante di una idea nazionale vennero alla luce gli edifici posizionati lungo il lato nord della piazza del foro, i frammenti di una statua di Giove alta 4,70 metri  da ricondurre al modello di Giove Optimus Maximus Capitolinus. Gli arredi, i doni votivi, i bronzi, tra cui la vittoria alata e gli utensili connessi con il culto furono ricoverati in un periodo di tempo attorno alla fine del IV secolo, quando gli editti imperiali determinarono la chiusura di tutti i templi pagani. La persistenza della religiosità antica dimostra la resistenza all’assalto cristiano. Fu questo un gesto di pietas religiosa per sottrarre tali oggetti al danneggiamento dei cristiani che li ritenevano abitati dai demoni. Ciò dovette accadere prima della distruzione del tempio che a dispetto delle leggi antipagane si ergeva ancora maestoso all’inizio del V secolo.”

Con rara coerenza, schiettezza e rigoroso studio questi eruditi ecclesiastici attribuiscono la distruzione parziale o totale o meglio la dissimulazione dei templi pagani, perché ancora si riconoscono,  non ai barbari, come fanno tutti in un coro unanime,  ma agli editti teodosiani. Scrivono: -  i cristiani conducono una lotta contro l’idolatria delle pietre, la saxorum veneratio, documentata da una nutrita serie di atti ecclesiastici emessi tra il IV e il IX secolo. -

La piantina di Ottavio Rossi riporta con precisione architettonica e geografica i templi antichi,  gli archi trionfali,  i ninfei, i palazzi pubblici, il circo, che ancora si intuisce nella conformazione di una piazza cittadina. Mancano nel disegno le terme, che una città come Brixia, ricca di acqua, non poteva non avere, esse si trovano in un’altra parte della città non compresa nel disegno, e la loro presenza è ben indicata dagli   ecclesiastici.

E l’anfiteatro? Di quello non ci sono tracce, si fanno ipotesi, una, la più corposa,  è che fosse in Piazza Loggia. Era chiamata piazza vecchia prima della sua ricostruzione nel XV secolo ma finora altro non è dato sapere.  

Annamaria Beretta