Ho scelto il paganesimo!

 

Ho scelto il paganesimo.

Il nome non mi fa impazzire lo uso solo perché così il concetto diventa chiaro e  immediato, consapevole che il termine è stato usato con un intento dispregiativo, da chi ha imposto la nuova religione, denigrando e in parte distruggendo tutto ciò che c’era in precedenza. Potremmo chiamarlo reset, uno dei tanti che la storia ha visto in azione, simili a nuovi programmi da inserire nelle menti umane e non solo.  Ma gli esseri viventi, meravigliose creature del pianeta possiedono facoltà straordinarie ancora non indagate a sufficienza, mi vengono in mente le parole illuminanti di Tito Lucrezio Caro (Pompei 94 a.C.) che nel suo libro, La Natura delle cose,  dopo un inno a Venere, dea dell’amore, ci spiega come siamo tutti fatti degli stessi atomi e Giordano Bruno aggiungerà, dentro gli infiniti mondi.  No, non si poteva dire e neppure pensare, l’uomo doveva essere posto in sudditanza ad un dio bizzarro, in origine minoritario poi sempre di più invasivo.  

E’ arrivata improvvisa sulla scena una religione straniera, basata sui dogmi, che nulla aveva da spartire con la sensibilità culturale di tutto ciò che c’era stato in precedenza. La triade capitolina formata da Giove, Giunone e Minerva,  sostituita dalla Trinità, Padre e figlio e spirito Santo di cui non ci ho capito mai nulla, se non che sono tre aspetti maschili di un’unica figura. Le tante divinità, distrutte perché abitate dai demoni, in realtà rappresentavano sotto forma di miti le tante declinazioni  dell’infinita capacità di pensiero umano. Le numerose dee femminili, ognuna diversa nella sua essenza,  Iside non è Venere e Vesta si differenzia da Celere, come Diana si distingue da Fortuna,  rappresentano quel variegato mondo femminile che la nuova religione intrisa di misoginia vuole cancellare, ma non può farlo del tutto, è costretta a presentare una figura femminile,  che è solo madre  e il suo grande pregio è quello di stare zitta. Sono le parole molto recenti espresse dal pontefice. E’ così difficile riflettere sull’origine della violenza alle donne?

Ninfe,  sileni, fauni e silvani, oltre ai fati e alle fate del mondo celtico erano tutte quelle creature, magiche e misteriose messe a tutela della Natura, apparivano in prossimità di corsi d’acqua e sorgenti e ne erano i custodi, così come gli alberi, la cui maestosità e vetustà era onorata e adorata. Non si rimane indifferenti di fronte ad un essere vivente che ha scelto di mettere le radici in un luogo, che esprime una saggezza così grande nel suo portamento, tale da mettere l’anima umana in contatto con l’intero cosmo. E gli alberi furono tagliati, insieme ai boschi sacri, decisione presa in un lontano concilio a Nantes,  convocato nel seicentocinquantotto da papa Vitaliano, per togliere di mezzo le ultime tracce di paganesimo che tre secoli dopo  il terribile editto di Tessalonica ancora soprendentemente rimangono.

Gli adoratori dei demoni così vengono chiamati coloro che guardano al sole con infinita riconoscenza e agli astri e alla luna con la consapevolezza di essere particelle infinitesimali dentro un cosmo infinito non si arrendono, ma la nuova religione non tollera il libero pensiero, il dogma è indiscutibile, per questo punisce con il fuoco e come se no? coloro che non si adeguano. Le opinioni si dividono nettamente, da una parte il retto pensiero dall’altra lo stolto pensiero. In mezzo il nulla. Tutto avviene sotto gli occhi del pluripresente diavolo, che non si capisce se è una minaccia, una punizione, un senso di colpa o che altro. E se fosse tutto un incubo? Dopotutto posso continuare a pensare che quel mondo che hanno voluto distruggere ancora esiste, e crea a loro più problemi di quelli che finora hanno affrontato, perché la verità è più facile da affermare di una menzogna.  Si sono impossessati dei luoghi, che continuano a chiamare curie e basiliche come fosse sufficiente il dominio per cancellare un’impronta che al di là di tutto persiste. Come ci si sente in un luogo nato per altro scopo dissimulato con l’inganno? La prima cosa che mi viene in mente è l’ipocrisia generata. Si finge una cosa quando in realtà c’è ben altro. La soluzione? Risvegliare la memoria attraverso le immagini. Guardare alle cose con mente e cuore, aperti e collegati. Due gigantesche cornucopie che formano le falde di un tetto di un santuario mariano non possono che testimoniare la presenza della dea Fortuna, mentre la sequenza dipinta di Eroti, deliziosi amorini alati, simbolo della sessualità e  della  classicità sono decisamente  fuori posto dentro una chiesa che della sessualità umana ne ha fatto un campo di battaglia.  E che dire della natatio, la piscina grande e rotonda trasformata in un luogo di raduno dei fedeli? Non è forse quello che succede anche oggi quando palestre ormai chiuse vengono utilizzate come luoghi di somministrazione del miracoloso farmaco/messia?  Tutto è già accaduto.

Non mi resta che augurarvi … buona Pasqua? No.  Buona vita.

Annamaria Beretta