La cattedrale di Chartres. Un viaggio che voglio fare!

“Togli le scarpe dai tuoi piedi, dice la Scrittura perché il luogo dove ti trovi è sacro” E ci si toglie sempre le scarpe nelle moschee, e i gitani danzano a piedi nudi sulla terra. E’ un percorso di danza scritto sul suolo, simbolo arcaico inciso nelle rocce più antiche di tutto il Pianeta,  ricordo perduto di Atlantide, città sparita nei flutti costruita a cerchi concentrici di mare e di terra; da percorrere a piedi nudi, ritrovando quel contatto ormai perso da migliaia di anni  con la Madre Terra, è fatto di tante pietre, disposte in un cerchio a spirale,  pari ai giorni di gestazione di un essere umano. Itinerario di nascita, di vita, di ricerca spirituale, per arrivare alla meta che è dentro ognuno di noi. Dopo averlo percorso o meglio dopo averlo “danzato” si giunge nella rosa  al centro del labirinto,  trasformati,  aperti alle intuizioni armoniose della Natura che seppure sconosciute risuonano come note di  uno strumento musicale. Cammino iniziatico in uno dei luoghi più affascinanti, costruito per elevare l’essere umano, dimentico del proprio peso, sollevato da forze telluriche, alleggerito dalla potenza evocatrice, conosciuta fin dai tempi remoti.


Risale al tempo dei Druidi, un luogo granitico sopraelevato immerso in una piana calcarea,  dentro un’acqua sorgiva, da sempre centro di culto della Grande Dea Madre, che affonda le radici nell’era preistorica, Dea era la Terra,  forza immane spodestata nel tempo ma che più forte di ogni idea di sopraffazione sopravvive nella testimonianza ieratica  della  Madonna Nera, dal nome più antico come Iside, Demetra, Belisama, Astarte, Cerere e Cibele, in grado di alitare lo spirito che rende con  il cielo feconda la terra. Migliaia di persone in tempi remoti hanno intrapreso un cammino per approdare in un luogo dove la storia continua con la stessa potenza, emblema del  principio divino della creazione.


Parlo della Cattedrale di Chartres, ingegneria estrema,  luogo di acqua ma anche di fuoco, quattro volte distrutta e quattro volte ricostruita secondo i canoni della geometria sacra, centoundici è il numero che spesso ricorre,  nulla è a caso, come quel raggio di luce che filtrando da un impercettibile foro di una vetrata nel giorno del solstizio d’estate illumina una pietra nel pavimento, diversa da tutte le altre. Un vetraio e un piastrellista che lavorano insieme secondo un principio astronomico. E’ normale? No, nulla lo è in questo luogo che detiene la chiave di un sapere antico, comparso in un breve tempo, sparito nel nulla, che si rispecchia, senza ombra di dubbio,  in una costellazione della nostra galassia, capace di rendere gravida la terra sterile e di trasformare le tenebre in luce.  


Regno dell’armonia cosmica, che si manifesta in quel blù irripetibile delle grandi vetrate, nessuno può vantarsi una volta entrato di essere ancora la stessa persona di prima, si tocca con mano il principio divino, ancora una volta maschile e femminile insieme come le due torri asimmetriche che vigilano una accanto all’altra   sull’immenso  rosone della facciata che a sua volta  rispecchia perfettamente la rosa al centro del labirinto, che occupa l’intera navata.  


Marina mi ha chiesto di organizzare un viaggio a Chartres, si può fare, con  la minima spesa, la storia, il viaggio, il pernottamento e poco di più…che dite? Fatemi sapere.


Settembre? Ottobre?


Annamaria